Quando abbiamo bisogno di fermarci
Ci sono momenti in cui sentiamo il bisogno di fermarci, anche quando, fuori, tutto sembra dirci di continuare.
Ad agosto ho scelto di fare proprio questo. Ho preso una pausa. Non perché non avessi nulla da dire, non perché le storie fossero finite o perché questo spazio avesse perso il suo significato. Avevo semplicemente bisogno di respirare.
A volte ce ne accorgiamo lentamente. Iniziamo a sentire la stanchezza, abbiamo bisogno di più silenzio, di qualche momento lontano dal rumore quotidiano. Eppure continuiamo a chiedere a noi stessi di esserci, di fare, di andare avanti.
Come se fermarsi fosse qualcosa che dovessimo prima giustificare. Ma prendersi cura di sé significa anche riconoscere quando abbiamo bisogno di rallentare. Fermarsi non significa smettere di vivere, rinunciare a ciò che siamo o mettere da parte i nostri sogni. Significa concedersi uno spazio per ascoltare ciò che dentro di noi, magari da tempo, sta cercando di trovare una voce.
Durante questo mese ho avuto il tempo di respirare, osservare, lasciare sedimentare pensieri ed emozioni. E proprio nel silenzio di questa pausa ho capito che non sempre dobbiamo avere qualcosa da dire. A volte abbiamo semplicemente bisogno di ascoltare.
Forse è questa una delle forme più sincere del prendersi cura di sé: smettere, per un momento, di pretendere di essere sempre presenti e permetterci di essere semplicemente noi stessi.
E così oggi torno qui. Con nuove storie, nuove riflessioni e tante parole da condividere, ma anche con la consapevolezza che, qualche volta, per poter continuare a raccontare abbiamo bisogno prima di tutto di fermarci.

Quando fermarsi ci fa sentire in colpa
Eppure, anche quando comprendiamo di aver bisogno di una pausa, non sempre riusciamo a viverla con serenità. A volte arriva quella sensazione di stare facendo qualcosa di sbagliato.
Ci sentiamo in colpa perché ci sono cose da fare, persone che hanno bisogno di noi, impegni che aspettano. Ci sembra di perdere tempo, di essere rimasti indietro mentre tutto il resto continua a scorrere.
E allora ci capita di ripartire ancora prima di esserci davvero fermati. Magari ci concediamo una giornata più lenta, ma continuiamo a pensare a quello che dovremmo fare. Ci prendiamo qualche ora per noi, ma abbiamo già in mente tutto quello che recupereremo dopo.
Come se anche riposarsi dovesse essere produttivo. Come se dovessimo sempre avere una buona ragione per fermarci. Ma non dovrebbe essere necessario arrivare al limite per concedersi una pausa.
Non dobbiamo aspettare di essere completamente stanchi, svuotati o sopraffatti per capire che abbiamo bisogno di prenderci cura di noi. A volte è sufficiente accorgersi che qualcosa non va.
Riconoscere che siamo stanchi. Ammettere che abbiamo bisogno di stare un po’ in silenzio. Accettare che, in quel momento, non abbiamo le energie per fare tutto. E va bene così. Anche perché non possiamo essere sempre presenti per tutti.
Ci sono momenti in cui dobbiamo scegliere noi stessi senza sentirci egoisti. Non per allontanarci dalle persone che amiamo, ma anche per poter tornare da loro con energie nuove e con una presenza più vera.
La pausa che ho preso ad agosto mi ha fatto pensare anche a questo. Per un po’ non ho dovuto necessariamente produrre, raccontare, pubblicare. Ho potuto semplicemente stare ferma e capire di cosa avevo bisogno.
E forse una delle cose più difficili da imparare è proprio questa: non dobbiamo sempre meritarci il riposo. Possiamo riposare perché siamo stanchi. Possiamo fermarci perché ne abbiamo bisogno. Possiamo prenderci cura di noi anche prima che qualcosa dentro di noi ci costringa a farlo.
Forse, allora, invece di chiederci se abbiamo fatto abbastanza, potremmo iniziare a chiederci come stiamo. È una domanda semplice. Ma qualche volta può cambiare il modo in cui attraversiamo le nostre giornate.
La fragilità è anche la nostra forza
E quando finalmente rallentiamo, può diventare più facile accorgerci di tutto quello che normalmente lasciamo in secondo piano.
Le emozioni che abbiamo messo da parte. Le paure che non abbiamo avuto il tempo di ascoltare. Le cose che ci pesano e che continuiamo a rimandare.
E anche le nostre fragilità.
Spesso facciamo fatica ad accettarle perché siamo abituati a pensare che essere forti significhi riuscire sempre a farcela, non avere bisogno di nessuno e non mostrare le nostre difficoltà. Ma io credo che sia proprio il contrario.
Credo che la fragilità sia una parte della nostra forza. Siamo forti quando impariamo ad accettare le nostre fragilità, quando smettiamo di nasconderle e quando riusciamo a guardarle senza vergogna. Può essere una malattia, una paura, un momento difficile, qualcosa che abbiamo attraversato e che ci ha cambiati.
Non dobbiamo necessariamente dimenticarlo o fare finta che non sia mai successo. Possiamo imparare a portarlo con noi. E anche a farlo con orgoglio.
Perché quello che ci è successo fa parte della nostra storia, ma non deve diventare un motivo per sentirci diversi o esclusi dalla vita.
A volte accettare una fragilità significa semplicemente smettere di combattere contro una parte di noi e iniziare ad ascoltarla. Capire di cosa abbiamo bisogno. Chiedere aiuto quando serve. Concederci il tempo che ci occorre. E continuare a vivere, anche con quella fragilità accanto.
Forse è proprio qui che possiamo scoprire una forma di forza diversa da quella a cui siamo abituati. Una forza che non nasce dal nascondere le nostre difficoltà, ma dal riconoscerle.
Perché non dobbiamo essere invulnerabili per essere forti. Possiamo essere fragili e, allo stesso tempo, fortissimi.
E forse imparare a prenderci cura di noi significa anche questo: accettare tutto ciò che siamo, comprese quelle parti che per tanto tempo abbiamo pensato di dover nascondere.
Nessuno dovrebbe sentirsi escluso
Ma cosa succede quando una persona non si sente libera di mostrare quella fragilità?
Una malattia, una difficoltà o una parte della nostra storia che facciamo fatica a raccontare possono farci sentire diversi. A volte siamo noi per primi a sentirci fuori posto. Altre volte è lo sguardo degli altri a farci percepire quella diversità.
Ci sono fragilità che si vedono e altre che rimangono completamente invisibili. Ci sono persone che sorridono mentre dentro stanno attraversando qualcosa che nessuno conosce.
E forse proprio per questo dovremmo imparare a non dare per scontato quello che vediamo. Non sempre sappiamo cosa sta vivendo la persona che abbiamo davanti. Per questo credo che ascoltare sia così importante.
Non servono sempre grandi gesti. A volte basta una domanda fatta davvero, senza fretta. Basta lasciare parlare qualcuno senza cercare immediatamente una soluzione. Basta esserci. Perché sentirsi ascoltati può cambiare il modo in cui attraversiamo una difficoltà.
Ed è anche da qui che nasce Mi Tengo Stretta La Vita. Dal desiderio che nessuno si senta escluso a causa di una malattia o di una fragilità.
Vorrei che ci fosse uno spazio in cui poter raccontare quello che viviamo senza paura di essere giudicati. Uno spazio in cui una malattia non definisca una persona e una fragilità non diventi un motivo per sentirsi meno parte della vita.
Perché tutti abbiamo delle fragilità. E forse proprio riconoscerlo può aiutarci a guardarci gli uni con gli altri in modo diverso. Con più attenzione. Con meno giudizio. Con più umanità.

Settembre e il coraggio di ricominciare
Settembre per me ha sempre avuto qualcosa di speciale.
È il mese dei nuovi inizi, dei progetti che ripartono, delle cose che ricominciamo a mettere in ordine. È un po’ come se, dopo la pausa dell’estate, ci venisse naturale guardare avanti e chiederci cosa vogliamo portare con noi nei mesi che arrivano.
Ma forse ricominciare non significa necessariamente tornare a fare tutto come prima. A volte significa tornare diversi.
Con qualcosa in più che abbiamo capito durante una pausa. Con una consapevolezza nuova. Con la voglia di lasciare andare alcune cose e di dare più spazio ad altre.
La pausa può averci fatto capire che avevamo bisogno di cambiare ritmo. Oppure può averci semplicemente ricordato quanto sia importante ascoltarci.
E allora settembre può diventare un’occasione per ricominciare senza la necessità di avere tutto già chiaro. Senza dover fare grandi promesse a noi stessi.
A volte basta una piccola decisione: dedicare più tempo a qualcosa che ci fa stare bene, tornare a fare qualcosa che avevamo messo da parte, lasciare spazio a una persona, a un progetto, a un desiderio.
La vita non procede sempre in linea retta. Ci sono momenti in cui andiamo avanti velocemente e altri in cui abbiamo bisogno di rallentare. Ci sono periodi in cui ci sentiamo pieni di energie e altri in cui dobbiamo semplicemente rispettare i nostri tempi. E va bene così.
Forse è proprio questo che vorrei portare con me in questo nuovo inizio. Non l’idea di dover fare di più, ma quella di vivere con maggiore consapevolezza. Di ricordarmi che prendermi cura di me non è qualcosa che posso fare soltanto quando ho tempo. È parte del modo in cui scelgo di vivere.
Tornare con uno sguardo nuovo
Questa pausa mi ha ricordato anche perché ho scelto di raccontare. Perché dietro ogni persona c’è una storia che non conosciamo.
Una paura, una malattia, una perdita, una difficoltà, un cambiamento. Qualcosa che magari non è mai riuscita a raccontare oppure che non ha ancora trovato le parole per farlo.
E forse raccontare serve anche a questo: a farci incontrare. A scoprire che quello che pensavamo di vivere soltanto noi, qualcun altro lo ha attraversato prima di noi. A trovare parole quando non riusciamo a trovarle da soli.
È questo che vorrei continuare a fare attraverso Mi tengo stretta la vita.
Raccontare storie. Dare spazio a ciò che spesso rimane in silenzio. Parlare di malattia, di fragilità, di vita. Non per trovare sempre una risposta, ma per creare occasioni di incontro. Perché a volte una storia può arrivare a qualcuno proprio nel momento in cui ne ha bisogno.
E allora torno qui con nuove storie, nuove domande e tante cose ancora da condividere. Non con l’idea di avere tutte le risposte. Ma con la voglia di continuare a cercarle insieme.
E adesso si riparte
Forse non serve aggiungere molto. Dopo una pausa non torniamo necessariamente con tutte le risposte che cercavamo. A volte torniamo semplicemente con una consapevolezza diversa.
Io torno così. Con la voglia di raccontare, di ascoltare, di incontrare nuove storie e di lasciare spazio a tutto quello che ancora non conosco.
Settembre è un nuovo inizio, ma non voglio viverlo come una corsa. Voglio viverlo con curiosità. Con le persone. Con le storie. Con tutto quello che ancora la vita avrà da insegnarmi.
Perché alla fine è proprio questo che voglio continuare a fare: tenere lo sguardo aperto sulla vita, anche quando è fragile, anche quando cambia direzione, anche quando ci mette davanti qualcosa che non avevamo scelto.
E continuare a tenermela stretta la vita, insieme a voi, perché questo spazio è il vostro, con un unico manifesto: Nessuno deve sentirsi mai più escluso a causa di una malattia o di una propria fragilità.
