Mi Tengo Stretta La Vita. 

Il Manifesto. 

In data 18 ottobre 2025, per la prima volta, ho avuto l’opportunità di presentare e far conoscere ufficialmente il mio progetto “Mi tengo stretta la vita” presso il Teatro Francesco Miggiano di Viggiano.

La memoria storica del luogo è profondamente toccante: dapprima sorgeva in questo posto una chiesa denominata “Morticello”, dove venivano accolti e curati i bambini gravemente malati , accompagnandoli con dignità verso gli ultimi istanti della loro esistenza. Questo teatro oggi rappresenta il segno di una comunità che evolve, che crea luoghi per l’incontro e per la riflessione, proprio come io ho cercato di far evolvere la mia capacità di ascolto in un progetto concreto. 

Non è affatto un caso che io abbia scelto questo luogo per la prima data del mio tour di sensibilizzazione. I primi passi della mia infanzia li ho mossi in queste strade ed è proprio qui che ho imparato a osservare il mondo, notando gli sguardi carichi di interrogativi e le paure silenziose. Negli anni ho imparato a guardare e ascoltare gli occhi, intercettando quelle fragilità che spesso si preferisce nascondere. Torno in questi luoghi come chi ha finalmente dato un nome a quei silenzi. Siamo abituati a camminare di fretta, a ignorare il battito irregolare di chi ci sta accanto, eppure è proprio nella condivisione della nostra vulnerabilità che risiede la nostra forza più autentica.

Questo tour nasce dalla necessità di rompere il vetro dell’indifferenza: voglio che questo sia il punto di partenza per creare uno spazio in cui nessuno si debba più sentire invisibile. Dobbiamo smettere di considerare il dolore come un fallimento o l’incertezza come un difetto di fabbrica. Siamo tutti, in qualche modo, fatti di pezzi faticosamente rimessi insieme, e sono proprio quelle linee di giuntura a renderci unici. Se oggi siamo qui, è per imparare a non abbassare lo sguardo quando incrociamo la fatica dell’altro, ma per riconoscerci in essa. La sensibilizzazione non è un atto che si compie su un palco, ma una scelta che si rinnova ogni volta che decidiamo di ascoltare davvero.

Il battito dell’attesa: cronaca di una giornata speciale.

La mattina dell’evento l’agitazione era tangibile. Per stemperare la tensione, con il team ci siamo concessi un caffè. Avevo accanto a me Sandra, Giovanni e Andrea, che ogni giorno portano avanti l’essenza del progetto insieme a me. Siamo un gruppo unito da un obiettivo comune: “dare voce a chi non è riuscito ad averla”. La mattinata è scivolata via tra il pranzo con la mia famiglia e la cura di me stessa prima del grande momento. Dentro di me sentivo che ogni passo fatto in quelle ore mi stava preparando a quello che avrei dovuto dire di lì a poco.

Alle 17:30 sono arrivata a teatro. Prima di immergermi nell’atmosfera dell’evento, mi sono concessa un istante di normalità fermandosi a prendere qualcosa al bar. Subito dopo, insieme a Giovanni, sono entrata nel vivo della sala. Hanno iniziato ad arrivare i primi ospiti e gli spettatori e ho potuto osservare con emozione, minuto dopo minuto, la platea che iniziava a riempirsi. Tra il pubblico erano presenti i miei punti fermi: la mia famiglia, le mie amiche e le mie colleghe. Sentire la loro presenza in sala ha trasformato la mia agitazione in una forza tranquilla.

Così, dopo applausi e presentazioni, siamo entrati nel vivo della serata. Sul palco, grazie al contributo di tutti i relatori, si rifletteva la serietà e l’ambizione di “Mi tengo stretta la vita”. Il moderatore Andrea Mario Rossi ha guidato il flusso delle emozioni e dei racconti, ringraziando e presentando tutti i presenti:

  • Sandra,  la project manager del progetto, colei che trasforma le idee in azioni concrete.
  • Giovanni, che dietro le quinte svolge il suo lavoro con professionalità.
  • L’assessora alla cultura Enza Pugliese, che con la sua partecipazione ha dato un segnale forte, su quanto il tema della fragilità sia sentito a Viggiano e oltre e sulla capacità di prendersi cura dell’anima di una comunità. 
  • Il dottor Donnoli, già governatore del Distretto 2120 del Rotary Club Puglia e Basilicata, che è riuscito a sottolineare come chi combatte con le fragilità possa essere vittima di pregiudizi e esclusione e come il nostro impegno civile debba essere costante.
  • Martina La Terra Cassibba, nelle veci della Broxlab che segue il sito e i canali social. Il loro ruolo è fondamentale per far sì che questo messaggio non resti chiuso entro i confini della comunità di Viggiano. Bisogna abbattere le distanze geografiche, per diventare una mano tesa verso chiunque abbia bisogno di sentirsi meno solo. Il sito diventa quel mezzo per trasformare un incontro locale in un dialogo globale. 

In quel momento ho capito che ero riuscita a creare qualcosa di unico. Non è stata solo la presentazione del progetto “Mi tengo stretta la vita”, ma un’assemblea di persone pronte a sfidare il tabù della fragilità e della malattia. Insieme abbiamo posto la prima pietra di quel rifugio dove nessuno si dovrà mai più sentire escluso o giudicato a causa di una malattia o di una propria fragilità.

Dalla rabbia alla luce: il coraggio di essere fragili.

Appena ho preso la parola, il silenzio in sala era scandito solo dalle emozioni. Ho iniziato a raccontare che il mio progetto affonda le radici in un passato non solo fragile, ma profondamente difficile: un cammino segnato da una leucemia a due anni e dall’epilessia a tredici. Queste battaglie mi hanno lasciato in eredità non solo cicatrici, ma anche una sensazione prepotente: la rabbia, che nasceva dagli sguardi di pena, dai giudizi e dall’esclusione. Per difendermi da un mondo che non capivo, ho dovuto costruire una corazza da guerriera. Mi nascondevo dietro un carattere scontroso per negare persino a me stessa alcune verità, pur di non mostrare le crepe, la fragilità.

Col tempo ho capito che non potevo più vivere nascosta. Il passo più coraggioso è stato abbracciare quella rabbia, accoglierla come una parte necessaria di me. Solo così ho potuto accettare il mio essere fragile e ho scoperto che la mia rabbia era la mia più onesta fragilità. E qui sta la verità che voglio condividere: la fragilità non è una cosa brutta; è la nostra umanità più autentica. Accettare le proprie fragilità è l’unico modo per tenersi stretta la vita, per goderne ogni attimo: è la consapevolezza delle ombre che ci fa apprezzare la luce.

Ho smesso di considerare quelle diagnosi come etichette che definivano il mio valore e ho iniziato a vederle come coordinate di un viaggio che mi ha resa chi sono oggi. La corazza che avevo costruito per proteggermi era diventata, col tempo, una prigione: toglierla mi ha fatto paura, ma mi ha permesso di respirare davvero. Spesso ci viene insegnato che dobbiamo essere invulnerabili per essere forti, ma la verità è che non c’è coraggio più grande di quello di mostrarsi nudi di fronte alle proprie paure. Oggi non guardo più a quei momenti con il desiderio di cancellarli. Senza quella rabbia e senza quel dolore non avrei la stessa urgenza di ascoltare, né la stessa capacità di riconoscere il battito irregolare di chi mi sta accanto. Tenersi stretta la vita non significa aspettare che passi la tempesta, ma imparare a camminare sotto la pioggia con la consapevolezza che ogni goccia fa parte del nostro cammino. Voglio che “Mi tengo stretta la vita” sia questo: il permesso collettivo di posare le armature, di smettere di fingersi integri a tutti i costi e di iniziare finalmente a volersi bene proprio lì, dove siamo più fragili.”

Un patto di cura: il nostro cammino insieme.

Davanti alla platea del Teatro Francesco Miggiano ho esposto la domanda che mi sono posta quasi ogni giorno prima di ideare il progetto “Mi tengo stretta la vita”: dopo aver razionalizzato la rabbia e averla accettata, grazie all’aiuto di un professionista ho iniziato a chiedermi come potessi essere d’aiuto a chi affronta le proprie fragilità, a chi si sente escluso a causa di una malattia o di una propria debolezza.

Ho raccontato un aneddoto che mi ha squarciato l’anima. Durante la festa del mio paese mi si è avvicinato un signore, chiedendomi: “Tu sei Laura? Oggi ti vedo qui sorridere; mia nipote ha la leucemia e spero che un giorno possa sorridere esattamente come te”. Quella è stata la vera spinta. In quel momento ho capito che la mia storia poteva e doveva essere un faro di resilienza. Chi mi conosce sa bene che è difficile che io lasci qualcuno indietro. Da qui nasce la mia promessa: voglio che nessuno si senta mai più escluso a causa di una malattia o di una propria fragilità.

“Mi tengo stretta la vita” non è solo il nome del mio progetto. È molto di più: è il mio Manifesto, il mio messaggio più profondo e la mia promessa quotidiana per tutti voi. Ho concluso il mio intervento sul palco di Viggiano facendo un appello: la sofferenza ci riguarda tutti. Nessuno si giri mai più dall’altra parte. Dobbiamo imparare ad ascoltare davvero, ad accogliere senza giudizio: solo in questo modo potremo distruggere il muro dell’esclusione.

Questo spazio è per voi, è il vostro rifugio, costruito sulle storie fragili. Qui potrete deporre l’armatura, sapendo che la vostra fragilità è la nostra forza condivisa. Mentre pronunciavo queste parole, ho incrociato gli sguardi in platea e ho capito che quel rifugio non era più solo un’idea nella mia testa, ma stava prendendo forma lì, tra i respiri sospesi e gli occhi lucidi di chi mi ascoltava. Non ero più io a parlare a loro; eravamo noi, insieme, a riscrivere il significato della parola “limite”. Ho sentito che il peso di quegli anni di silenzio si stava finalmente sciogliendo, trasformandosi in una luce capace di illuminare non solo il mio percorso, ma anche quello di chi ancora sta camminando nel buio.

Siamo partiti da Viggiano, dalle strade della mia infanzia, ma il nostro viaggio non ha confini. Ogni volta che una persona troverà il coraggio di dire “sto male” o “ho paura” senza vergognarsi, il nostro progetto avrà vinto una battaglia. Questo Manifesto che oggi vi consegno è un patto di cura: avere cura di noi stessi per poter avere cura degli altri. È un invito a non restare mai più ai margini della propria vita, ma a diventarne protagonisti, anche e soprattutto attraverso le proprie ferite.

La mia rete di sicurezza: i grazie del cuore.

Mentre le luci si abbassavano e l’emozione si faceva spazio, ho sentito il bisogno di dire grazie. Non un grazie formale, ma un riconoscimento profondo a chi ha camminato con me sotto la pioggia e nel sole. Credo fermamente, infatti, che la forza di un progetto come questo risieda nelle persone che scelgono di crederci, di mettersi in gioco e di condividerne la visione. Nessuno può tenere stretta la vita da solo. Per questo, “Mi tengo stretta la vita” è una comunità che si espande; ho scelto di circondarmi di persone che credono nel potere dell’ascolto vero e nella bellezza della fragilità condivisa. Le ho scelte per trasformare il dolore in scopo, per assicurare che questo rifugio sia sempre accogliente e che il messaggio di inclusione risuoni forte.

Un ringraziamento speciale va all’Amministrazione Comunale di Viggiano, in particolare all’assessora Enza Pugliese, per aver voluto abbracciare questa iniziativa con calore. Sandra: commercialista e project manager, è oggi una vera amica con cui condivido ogni pensiero, anche nelle giornate più difficili. Ha sposato questo progetto con una passione e una grinta incredibili, accompagnandomi nelle scelte più dure. La sua presenza è sostegno emotivo e pratico, una vera colonna portante. Giovanni: fin dall’inizio mi ha spronata con un semplice e potentissimo: “Puoi farcela!”. Mi ha sostenuta con la sua professionalità ma soprattutto con la sua fiducia, dandomi la spinta iniziale affinché il progetto diventasse realtà. Andrea Mario Rossi: non ha solo creduto alla realizzazione di questo progetto, ne ha compreso la necessità, convinto che l’inclusione non sia solo una bella parola, ma la fondamenta essenziale per vivere una vita piena.

Un grazie speciale va a tutti i dipendenti e collaboratori di Broxlab per aver creduto in questa visione. Alle mie colleghe, per i confronti sinceri e per le risate che non mancano mai. Francesco Perone, titolare di Broxlab: lo ringrazio per i consigli preziosi, che sono stati un vero punto di partenza. Grazie a tutto il team social: Marco, Edoardo e in particolare Martina. Martina, oltre a essere una collaboratrice instancabile, è una cara amica dalla sensibilità unica: ha saputo ascoltare il battito di questo progetto trasformandolo in un sito web che è un autentico, caldo abbraccio digitale.

Ringrazio di cuore il Rotary Club Brindisi Valesio e il Rotary Club Val d’Agri, e il Dottor Donato Donnoli, Past Governor del Distretto 2120: la vostra presenza è la prova che avete colto l’autentico valore di questa missione. Ringrazio il Forum Giovanile di Viggiano, luogo a cui sono legata per averne fatto parte, e le associazioni Aide, Viggiano Vibes e la Pro Loco per l’impegno costante verso la nostra comunità.

Ma nessun progetto può stare in piedi senza un cuore pulsante di affetto sincero. Voglio dedicarmi ora alla mia vera rete di sicurezza. I miei amici: tutti coloro che mi permettono di ridere anche in mezzo alla fragilità. In particolare Stefania e Rosilde, le amiche di una vita: hanno visto ogni mia crepa e mi hanno accettata senza giudicarmi. Luciana, Francesca, Dafne e Angelo: la loro presenza è costante anche a chilometri di distanza. Aurora, Martina e Livia: persone preziose incontrate nel momento esatto in cui iniziavo ad amare il mio essere fragile. Erica: una presenza costante, un’attenta ascoltatrice capace di capirmi con uno sguardo.

Infine, la mia famiglia. I miei nonni: vorrei tanto fossero qui. Il tempo li ha portati via, ma hanno amato incondizionatamente ogni nostra fragilità. Se oggi amo così chiunque attraversi la mia vita, lo devo alla vostra lezione. I miei zii, per avermi coccolata, e i miei cugini, i primi amici della mia vita. E, con tutto il cuore: mia madre, mio padre e mio fratello. È grazie a loro se so cosa significa tenersi stretta la vita; hanno abbracciato ogni mio momento “no” e mi hanno sempre permesso di volare

L’evento di Viggiano è stato solo l’inizio. “Mi tengo stretta la vita” è il mio Manifesto, ma da oggi vorrei che diventasse anche il tuo. Ti invito a non nascondere più le tue crepe e a non aver paura di restare fragile. Portiamo avanti insieme questa visione: facciamo in modo che nessuno debba più sentirsi invisibile. Da oggi, la nostra fragilità è la nostra forza più grande.”

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